Human Factor Day a Rovereto: il futuro del lavoro in ascolto delle persone
- luigisequenzia
- 16 giu
- Tempo di lettura: 5 min

C’è un momento, in ogni evento, in cui capisci se quello che stai vivendo è solo una tappa obbligata o qualcosa di diverso. Allo Human Factor Day 2026 a Rovereto, quel momento è arrivato presto. Quando l’host ha invitato il pubblico a inviare domande tramite QR Code – e le ha davvero fatte salire sul palco – si è capito che non era un pomeriggio qualsiasi. Era uno spazio dove le domande contavano più delle risposte preparate.
E in quella sala, a Rovereto, il 20 maggio 2026, è successo qualcosa che gli organizzatori avevano immaginato ma che nessuno poteva dare per scontato: mondi diversi hanno davvero iniziato a parlarsi. Imprese, istituzioni, scuola, sport, innovazione. Tutti intorno a una domanda comune: come possiamo rendere il lavoro più umano, più sostenibile, più capace di generare valore mettendo al primo posto le persone?
Una giornata cominciata prima del palco
La giornata era iniziata già la mattina, con un workshop che diceva molto sull’approccio di Human Factor. Non l’ennesima lezione su come si compila un curriculum o su come ci si veste a un colloquio. Ma una vera e propria palestra del talento e della consapevolezza, dove i ragazzi sono stati allenati alle loro competenze socio-emotive. Perché, come è stato detto più volte durante il pomeriggio, possiamo riempire le teste di nozioni, ma se prima non aiutiamo le persone a capire chi sono, cosa sentono e come stanno in relazione con gli altri, abbiamo perso tutti.
Un approccio che non è più un "di più", ma l'unica strada possibile. E che trova conferme anche nei numeri: l'ICF ha certificato un ritorno sull'investimento del coaching del 788%, CASEL ha dimostrato che per ogni dollaro investito in programmi di sviluppo socio-emotivo ne ritornano 11. Il World Economic Forum prevede che entro il 2030 la domanda di queste competenze crescerà del 26%. Non sono il futuro. Sono già il presente.
La leadership non è più controllo. Cos'è allora?
A dare il via agli interventi è stato Franco Torelli, Presidente di Federmanager Trento. La sua domanda era apparentemente semplice, ma spiazzante: "Per anni guidare significava controllare. Cos'è per te la leadership oggi?".
Per Torelli, la risposta è chiara: la leadership non è più esercitare potere sulle persone, ma generare fiducia nelle persone. Un passaggio epocale che cambia tutto: chi guida non controlla più, crea le condizioni perché chi lavora con lui possa esprimersi, crescere, dare il meglio di sé. Quando manca una leadership autentica, il talento si disperde. Quando c'è, le organizzazioni cambiano davvero.
AI e persone: un falso conflitto?
Il tema successivo era inevitabile e scottante. Oscar Campari, Country Leader di Eurofirms Group, ha affrontato il rapporto tra intelligenza artificiale e gestione del talento. La domanda che gli è stata posta era provocatoria: "L'AI ci ruba il lavoro o ci ruba il tempo per le relazioni?".
La sua risposta ha spiazzato molti: la tecnologia funziona davvero quando ci restituisce tempo per aumentare la qualità delle relazioni umane. Non quando le sostituisce. Un messaggio che ribalta la narrazione dominante: il problema non è l'AI, ma l'uso che ne facciamo. E la direzione, quella resta una scelta nostra.
Il talento da solo non basta
Poi è toccato ad Amedeo Tirelli, Responsabile Public Affairs di Junior Enterprise Trento (JETN). La sua generazione ha portato una verità scomoda: "Se un'azienda volesse davvero ascoltare i giovani, da cosa dovrebbe iniziare?".
La risposta di Tirelli ha messo in discussione molte certezze: il talento da solo non basta. Servono contesti capaci di accoglierlo. Servono ascolto, fiducia, e organizzazioni che abbiano il coraggio di valorizzare le persone prima delle etichette. Un messaggio che ha trovato eco in tutta la sala, e che ha aperto la strada a un tema più ampio: il rapporto tra giovani e lavoro non è uno scontro generazionale, ma un cambiamento culturale del significato stesso del lavoro.
Lo sport come laboratorio di leadership
Poi il palco si è connesso con la Tunisia. Alessandra Campedelli, allenatrice di pallavolo di livello internazionale, CT della Nazionale Femminile della Tunisia, si è collegata in diretta per portare uno sguardo unico su leadership, cultura e sviluppo del potenziale umano.
La sua storia è straordinaria: dopo aver guidato la Nazionale Italiana di Pallavolo Sorde (con un oro europeo e diversi argenti tra Olimpiadi e Mondiali), è diventata la prima donna a guidare la Nazionale Femminile dell'Iran, sfida che ha interrotto per coerenza etica di fronte alla repressione del regime. In seguito ha allenato il Pakistan e, dal 2026, è alla guida della Tunisia. Nel 2025 è stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana.
Il suo messaggio è stato potente: allenare non è solo ottenere performance. È leggere culture, emozioni, identità. È costruire fiducia. La leadership più evoluta nasce proprio lì: nella capacità di vedere la persona prima del ruolo. E la coerenza, ha ricordato, costa. Ma è l'unica strada.
La tavola rotonda: tre sguardi, una domanda
Il cuore del pomeriggio è stata la tavola rotonda, ribattezzata "Human Talks Live". Sul palco tre voci diverse e complementari: Marica Massaro (HR Director di Dolomiti Energia), Stefania Terlizzi (Direttrice Generale dell'Agenzia del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento) e Andrea Maranelli (CEO e Founder di Bikeflip).
A ognuno è stata fatta una domanda specifica, e a tutti è stato chiesto: qual è la competenza umana più sottovalutata nel mondo del lavoro oggi?
A Marica Massaro è stato chiesto: "Qual è la domanda che nessun HR fa mai al colloquio di lavoro?" La sua risposta ha sorpreso: la domanda che manca è quella che va oltre le competenze tecniche, quella che cerca di capire davvero chi è la persona che hai davanti. Perché le persone non sono una voce di costo, non sono un numero, non sono una funzione da gestire. Sono il motore umano dell'innovazione.
A Stefania Terlizzi è stato chiesto: "Se potessi cancellare un pregiudizio sul mondo del lavoro italiano, quale sarebbe?" La sua risposta ha toccato un nervo scoperto: il pregiudizio più dannoso è pensare che le politiche attive del lavoro siano solo burocrazia, quando invece sono l'unico modo per creare un ponte tra chi cerca lavoro e chi cerca persone.
Ad Andrea Maranelli è stato chiesto: "Startup = velocità. Come si fa a non trasformare le persone in ingranaggi?" La sua risposta è stata concreta: si cresce senza perdere l'anima solo se si mettono le persone al centro fin dal primo giorno. Se non lo fai, la velocità diventa solo un modo per bruciare talenti.
Le risposte alla domanda di tutti
Poi è arrivato il momento che tutti aspettavano. La domanda che è stata fatta a tutti gli speaker: qual è la competenza umana più sottovalutata nel mondo del lavoro?
Le risposte sono state diverse, ma con un filo comune. L'empatia. L'ascolto. Il coraggio di dire "non so". La capacità di mettersi in discussione. La coerenza. Tutte competenze che non si trovano in un curriculum, ma che fanno la differenza tra un'organizzazione che esegue e una che innova.
E forse è proprio questa la lezione più grande che è emersa dallo Human Factor Day di Rovereto: il futuro del lavoro non lo decideranno solo la tecnologia o i processi. Lo deciderà la qualità delle relazioni che sapremo costruire. La capacità di creare organizzazioni in cui le persone si sentano viste, ascoltate, valorizzate.
Un ecosistema aperto
La giornata si è chiusa con un invito. Human Factor non è un evento, ma un ecosistema culturale e progettuale che vuole contribuire concretamente a una nuova cultura del lavoro. Un invito a non restare a guardare, ma a diventare costruttori di cambiamento. Perché il cambiamento non si fa da soli. Si fa insieme.
E mentre fuori dal palco, durante l'apericena, le conversazioni continuavano – quelle vere, quelle che nascono quando le persone si incontrano davvero – si capiva che qualcosa era cambiato. Che quel pomeriggio, a Rovereto, non era stata solo una tappa. Era stato un inizio.
Human Factor Day 2026 si è tenuto il 20 maggio 2026 a Rovereto, presso la Fondazione Caritro. L'evento è stato realizzato con il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento e del Comune di Rovereto, e con il sostegno di Eurofirms Group, Polo Veronesi, Junior Enterprise Trento, Lean Evolution e numerosi altri partner.



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