Raccontarsi per esistere: lavoro, identità e voce femminile
- luigisequenzia
- 15 mar
- Tempo di lettura: 3 min

Il lavoro non è solo ciò che facciamo. È anche il modo in cui diamo forma alla nostra identità.
Le storie professionali che raccontiamo — o che scegliamo di non raccontare — parlano di aspirazioni, ostacoli, conquiste, ma soprattutto di come ciascuno di noi trova il proprio posto nel mondo.
Nell’episodio di Human Talks – Voci che ispirano abbiamo affrontato questo tema insieme a Marta Guidarelli, ricercatrice che ha condotto uno studio sul lavoro femminile attraverso la lente dell’antropologia orale.
Un approccio che parte da una domanda semplice, ma potente:cosa succede quando diamo spazio alle storie delle persone?
Il lavoro come costruzione di identità
Negli ultimi decenni il lavoro femminile ha attraversato trasformazioni profonde.
In molti paesi occidentali l’accesso delle donne al mercato del lavoro è cresciuto in modo significativo, così come la presenza in ruoli di responsabilità. Tuttavia, accanto ai progressi, rimangono ancora molte tensioni irrisolte: disuguaglianze salariali, stereotipi culturali, difficoltà di conciliazione tra vita professionale e vita privata.
Ma esiste anche un altro livello, più sottile e spesso meno visibile.
È il livello del racconto.
Perché il modo in cui una persona racconta il proprio percorso professionale non è neutrale: è il risultato di esperienze, contesti sociali, aspettative culturali e opportunità incontrate lungo il cammino.
Ed è proprio su questo piano che si colloca il lavoro di Marta Guidarelli.
La ricerca: ascoltare le storie delle donne nel lavoro
La ricerca condotta da Marta si basa sull’antropologia orale, una metodologia che utilizza il racconto diretto delle persone come strumento di analisi.
Attraverso una serie di interviste approfondite, la ricercatrice ha raccolto le testimonianze di donne che occupano ruoli di responsabilità in diversi contesti professionali.
Le domande poste durante la ricerca non miravano solo a ricostruire una carriera.
Miravano a comprendere:
come le donne percepiscono il proprio ruolo nel lavoro
quali ostacoli hanno incontrato lungo il percorso
quali momenti di svolta hanno segnato la loro crescita
quali significati attribuiscono oggi alla propria esperienza professionale
Ne emerge un mosaico di storie diverse tra loro, ma unite da alcuni elementi comuni: determinazione, resilienza, capacità di reinventarsi e, spesso, la necessità di trovare la propria voce in contesti che non sempre erano pronti ad ascoltarla.
Raccontarsi non è ricordare: è costruire senso
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda il valore trasformativo del racconto.
Quando una persona racconta la propria storia professionale non sta semplicemente ricordando eventi passati.Sta organizzando la propria esperienza, attribuendole significato e collocandola in una traiettoria di senso.
In questo processo il racconto diventa uno strumento potente di consapevolezza.
Molte delle donne intervistate, nel momento in cui ripercorrevano la propria storia, hanno riconosciuto passaggi che prima sembravano casuali ma che, riletti nel tempo, rivelavano una logica più profonda.
Il racconto diventa quindi uno spazio in cui:
comprendere le scelte fatte
riconoscere i propri punti di forza
rileggere le difficoltà come momenti di apprendimento
In altre parole, raccontarsi diventa un atto di costruzione identitaria.
Le organizzazioni e il valore delle storie
Questa riflessione non riguarda solo le persone.Riguarda anche le organizzazioni.
Molte aziende oggi parlano di cultura, engagement, leadership, ma spesso dimenticano un elemento fondamentale: le organizzazioni sono fatte di storie.
Ogni persona porta con sé un percorso, delle esperienze e una visione del lavoro. Quando queste storie trovano spazio, si crea un ambiente più autentico, capace di valorizzare la diversità dei punti di vista.
Quando invece restano invisibili, il rischio è costruire contesti organizzativi in cui le persone si sentono presenti solo a metà.
Ascoltare le storie delle persone non è quindi un esercizio narrativo.È una pratica culturale.
Significa riconoscere che dietro ogni ruolo esiste una persona, con un percorso unico.
Ed è proprio da questa consapevolezza che può nascere una cultura del lavoro più umana e più sostenibile.
Le domande che restano aperte
Il lavoro di Marta Guidarelli ci lascia anche alcune domande importanti.
Quanto spazio diamo davvero alle storie delle persone nelle organizzazioni?Quanto siamo capaci di ascoltare percorsi diversi dal nostro?Quanto le aziende sono disposte a mettere in discussione modelli culturali che, spesso in modo invisibile, continuano a produrre disuguaglianze?
Le risposte non sono semplici.
Ma forse il primo passo è proprio quello che suggerisce questa ricerca: fermarsi ad ascoltare.
Perché ogni storia raccontata non è solo una memoria del passato.
È anche una possibilità di immaginare un futuro diverso.
Ascolta l’episodio completo di Human Talks – Voci che ispirano con Marta Guidarelli sulle principali piattaforme podcast.



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